Amerai.   Mt 22, 34-40


+ Dal Vangelo secondo Matteo

« In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». »

Anche nel vangelo di oggi l’autore racconta che i farisei pongono a Gesù una domanda tranello, avendo l’intenzione di metterlo alla prova, di creargli difficoltà, di trovare un pretesto per accusarlo. Diversamente da domenica scorsa, appare meno evidente in che cosa consista la malizia della domanda: gli esegeti spiegano che i rabbini, studiosi della Sacra Scrittura, avevano individuato oltre trecento tra precetti e comandamenti e discutevano tra loro su quali fossero i più importanti e quali meno. La malizia starebbe nel far scendere anche Gesù nell’arena dove si svolgeva il dibattito, con alcuni che si sarebbero trovati d’accordo e altri contrari.

Anche se la domanda è posta con un’intenzione maliziosa, Gesù non pone alcuna attenzione a questa finalità, piuttosto accoglie l’interrogativo come importante e offre la sua risposta.

Prima di incominciare a esaminare la risposta di Gesù è necessario dire una parola sul tema generale dei comandamenti. Confrontandoci con la cultura oggi diffusa e vedendo il modo di agire delle persone, sorge necessariamente una domanda: “esistono ancora i comandamenti?”.

Parlando di comandamenti so di mettermi su un terreno arduo e scosceso; è questo un tema ampio e difficile, reso ancora più difficile dall’osservazione del modo di vivere delle persone che ci vivono accanto. Non tutti diamo allo stesso comportamento l’attributo “buono” o al pari quello di “cattivo”; nella nostra società sono accettati come normali dei comportamenti che in altri tempi avrebbero suscitato orrore e fatto gridare allo scandalo; il caso più evidente è dato dai comportamenti che riguardano la sfera sessuale.

Provo perciò a formulare alcuni pensieri, pur sapendo che molto più ampio dovrebbe essere lo spazio di una riflessione su questo tema.

È possibile parlare di comandamento dove si dà l’esperienza della libertà: gli animali non hanno comandamenti perché agiscono in modo necessitato, solo per le persone esiste la possibilità di scegliere un comportamento buono o cattivo. Anche se non sempre abbiamo la possibilità di esaminare tutte le opzioni offerte per i nostri comportamenti, sempre è possibile scegliere quale direzione dare al nostro agire. Ci sono comportamenti che corrispondono all’appello espresso dalla nostra coscienza: comportamenti che manifestano all’esterno la bellezza del nostro essere, comportamenti che realizzano l’armonia con la natura e l’armonia con le altre persone, chiamiamo questo :“Bene”. Al contrario ci sono comportamenti per i quali viene un rimprovero dalla coscienza, comportamenti che non manifestano la bellezza del nostro essere, comportamenti che sono una frattura nell’armonia con l’ambiente e con gli altri; denominiamo questo: “Male”.

I comandamenti, che sono l’appello a compiere il bene, risuonano nella nostra interiorità in quello spazio che chiamiamo coscienza: essa però deve essere educata ed esige un ascolto sincero. I comandamenti sono l’eco della voce di Dio che ci ha creato, costituendoci come “cosa molto buona” poiché partecipi del Suo stesso essere.

Il tema dei comandamenti si complica perché l’individuazione del bene non è immediata, tantomeno automatica; ognuno di noi ha un’esperienza suggerita dalla percezione dei sensi, che identificano il bene con ciò che è piacevole. Tutti siamo eredi di una storia e di una cultura che ha elaborato un sistema di valori, da questo riceviamo una ulteriore indicazione del bene. Oggi l’ambito in cui si svolge la nostra vita si è dilatato fino ad abbracciare il mondo; dal contatto con altri popoli possiamo trarre una diversa valutazione etica dei comportamenti, così come altre determinazioni del bene possono derivare dalla coscienza di esistere in relazione con Dio. Nella complessità delle situazioni non è sempre facile riconoscere la strada nella quale camminare per attuare il bene.

Per aiutarci nella valutazione del bene, il popolo ebraico nell’Antico Testamento e i discepoli di Gesù hanno ascoltato la volontà di Dio contenuta nella sua Parola e l’hanno trasmessa nella forma del decalogo e nell’elenco delle beatitudini.

Veniamo in conclusione ad esaminare il testo di oggi: con la sua risposta Gesù realizza un’operazione assolutamente innovativa, perché raccoglie queste due parole tra le tante norme della Sacra Scrittura e le eleva sopra le altre, affinché non siano ritenute prescrizioni fra tante, ma i comandamenti che riassumono e contengono tutti gli altri. La seconda operazione che Gesù compie è quella di legare insieme due precetti e renderli un unico comandamento, quasi che non sia possibile vivere il primo senza attuare anche il secondo. Amare Dio vuol dire riconoscere che Lui è il centro di tutto; non lo amiamo perché pensiamo di aggiungergli del bene, ma perché ci lasciamo amare da Lui. Sapendoci sempre amati da Lui, sentiremo la necessità di restituire l’amore donandolo al nostro prossimo.

il Parroco