Beati voi, poveri.

 Lc 5, 1-11   Tempo ordinario VI - Ciclo C


+ Dal Vangelo secondo Luca

« In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
"Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti". »


+ Dal Vangelo secondo Matteo   [ per chiarezza espositiva ]

« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. »

Per noi che conosciamo anche gli altri Vangeli, capiamo che questo discorso corrisponde a quello riportato nel vangelo di Matteo, che inizia allo stesso modo con un elenco di pronunciamenti espressi nella forma letteraria delle beatitudini. È questa una formula con cui si enunciavano i comportamenti morali ideali, formula già presente nell’Antico Testamento, particolarmente nei libri sapienziali e nei salmi, (un esempio lo abbiamo nella prima lettura e nel salmo).

Dal confronto fra il testo di Luca e quello di Matteo balzano agli occhi delle grandi differenze, che si giustificano col fatto che prima di essere scritte, le parole di Gesù sono state trasmesse oralmente; i discepoli ne hanno ricordate alcune e dimenticate altre, così che dall’insieme dei vangeli abbiamo la testimonianza completa su Gesù come una sinfonia a più voci. Inoltre, mentre annunciano la parola di Gesù gli evangelisti si rivolgono ad una precisa comunità che desiderano formare alla fede; ora sappiamo che la comunità a cui parla Luca è diversa da quella di Matteo, questo giustifica anche le differenze per l’adattamento dell’insegnamento alla situazione di vita dei destinatari.

Esaminiamo ora le differenze più evidenti nell’elenco delle Beatitudini come sono riportate dai due vangeli:

* La prima differenza che subito colpisce è l’annotazione geografica: Matteo dice che Gesù salì sul monte e là si mise a sedere e incominciò a insegnare, Luca invece presenta il maestro che scende in un luogo pianeggiante e attorniato dalla folla incomincia a parlare. Non ci meraviglia questa differenza, sappiamo che Matteo parla di monte perché vuole paragonare l’insegnamento di Gesù al decalogo ricevuto da Mosè sul monte Sinai.

* L’altra differenza è che Matteo riporta un elenco di sole Beatitudini ( sono nove ), Luca invece alterna quattro beatitudini a quattro invettive, introdotte dalla parola “guai”.

* La differenza più importante sta però nel fatto che in Matteo l’insegnamento ha l’aspetto di un messaggio generale rivolto a tutti e propone atteggiamenti da vivere nell’animo. I poveri nello spirito non necessariamente sono poveri economici, possono essere anche dei ricchi che spiritualmente vivono un distacco dalla ricchezza.

Luca riporta le parole di Gesù come rivolte a destinatari ben precisi: il “voi” utilizzato dal maestro indirizza il messaggio ai presenti, quella folla concreta accorsa numerosa da vari territori e che lo sta attorniando. La povertà cui Gesù si riferisce è una povertà reale, si tratta di persone che non hanno risorse economiche, che vivono di un lavoro precario e mal pagato, che hanno difficoltà a mangiare a mezzogiorno e sera, che difficilmente hanno risorse per affrontare le spese fino alla fine del mese.

* Scopriamo qui una delle caratteristiche per cui il vangelo di Luca si differenzia dagli altri vangeli: egli presenta con più insistenza la predilezione di Gesù per le persone di condizione sociale disagiata e la sua diffidenza nei confronti dei ricchi. Questo tema ritornerà altre volte nel corso dell’anno. Proseguendo nella lettura, troveremo questo vangelo espresso con parabole dall’esito drammatico. Gesù è sulla terra il testimone di Dio che presenta nel suo essere un padre che ama di amore infinito e l’amore è per tutti, ma nella visione presentata da Luca, l’amore di Dio ha una urgenza di manifestarsi per coloro che dall’esperienza hanno meno motivi di gioire della vita. I poveri sono dunque i privilegiati da Dio, che ha per loro un amore preferenziale e Gesù condividerà la vita dei poveri e si circonderà di loro.

Nel pensiero di Gesù, anche se la ricchezza non è considerata di per sé un male, tuttavia contiene un fascino che può catturare il cuore dell’uomo fino a fargli pensare che essa risolva la ricerca della felicità. Di fronte alla ricchezza l’uomo corre il rischio di sostituirla a Dio. Gesù proporrà una via di riscatto dal rischio di rimanere imprigionati dalla brama del possedere: condividere la ricchezza coi fratelli più poveri, restituendo loro dignità. Saranno dunque i poveri il lasciapassare dei ricchi per accedere al Regno di Dio.

il Parroco